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Lampadine a LED. Usarle sì, ma con cautela

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Team editoriale

La diffusione delle lampadine a LED (acronimo inglese che sta per l'Italiano “Illuminazione a Diodi Luminosi”) si è diffusa in maniera esponenziale negli ultimi anni; e a ragion veduta visto che, sparite le vecchie lampadine a incandescenza, sono il prodotto più conveniente in termini di tecnologia: efficienza energetica, basso costo e scarsa manutenzione nel caso di grossi impianti di illuminazione caratterizzano i LED. Vediamone meglio i vantaggi.

I LED sono disponibili in una vasta gamma di colori

Le lampade a LED hanno una vita compresa tra le 50.000 e le 100.000 ore, ovvero potrebbero restare accese senza alcuna interruzione fra i 5 e gli 11 anni. Decisamente un lusso rispetto alle misere 10,000 ore di vita delle lampadine fluorescenti o alogene. In aggiunta, la loro efficienza energetica è in costante miglioramento.

L'innovazione apportata da questa tipologia di luce artificiale sta nel fatto di sfruttare l'80% dell'energia per produrre luce e disperdere soltanto il 20% in calore. Non producono luce ultravioletta e sono disponibili in una ricca gamma di colori o bianchi.

Non contengono componenti tossici, come il mercurio o sodio, e non hanno filamenti o catodi, risultando così altamente resistenti agli urti.

La loro applicazione si sta sempre più diversificando: a New York i LED saranno utilizzati per la prossima illuminazione stradale. stanno diversificando per tutto il tempo - per esempio, a New York di recente ha scelto i LED per la prossima generazione di luci della città le sue strade ma in generale presso qualsiasi fiera di illuminotecnica è possibile osservare luci a LED di mille forme, tipi, dimensioni e usi.

Lampade a LED per uso urbano

Nonostante gli effetti positivi sul nostro mondo, di recente sono state diffuse alcune preoccupazioni per il loro effetto sui nostri occhi. La preoccupazione deriverebbe dal fatto che la componente di radiazioni blu dei LED provocherebbe problemi come affaticamento degli occhi, mal di testa, disturbi del sonno o addirittura lesioni alla retina soprattutto nei bambini. In effetti, la luce blu è la più difficile da mettere a fuoco e, spingendoci a sforzare maggiormente l'occhio, provoca una maggiore diffusione di luce nel bulbo oculare. Inoltre, l'elevata radianza aggraverebbe la situazione.
Tuttavia le lampade LED sono classificate in 4 gruppi secondo lo standard CEI EN 62471:2009.

  • Esente - Nessun rischio foto biologico
  • Gruppo 1 - Nessun rischio fotobiologico nelle normali condizioni di impiego
  • Gruppo 2 - Non presenta rischio in condizioni di riflesso naturale di avversione alla luce o effetti termici
  • Gruppo 3 - Pericoloso anche per esposizioni momentanee

Dunque, l'uso del LED non è sconsigliato. Ma è buona norma comprare per uso domestico soltanto luci a LED del gruppo esente da rischio  o del gruppo 1. In ogni caso, il Ministero della Salute sembra stia lavorando per regolamentare la materia secondo le direttive fornite dai tecnici del settore e dai medici.

 

Mer, 03/10/2012 - 16:45
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